Lifelong swimming
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Il nuoto per una lunga vita attiva

Progetto europeo “Lifelong Swimming”

di Ariella Cuk e Franco Del Campo, da rivista AQAnumero due, luglio-dicembre 2016

L’importanza dell’attività fisica in età adulta e avanzata come strumento di benessere individuale e collettivo è strategica per la riduzione della spesa sanitaria e pensionistica. Partendo da questo presupposto l’Unione Europea ha promosso, su iniziativa delle Federazioni natatorie di Italia, Spagna, Turchia e Malta e con la supervisione dell’Università di Coimbra, il progetto “Lifelong Swimming – per una lunga vita attiva”.

Trieste: capitale dell’invecchiamento attivo

Il progetto europeo “Lifelong Swimming” può essere considerato una proposta, una opportunità e una sfida.

La prima “scintilla” del progetto, forse non a caso, è scoccata a Trieste, città a suo modo “speciale”, italiana e mitteleuropea, con una grande tradizione sportiva alle spalle e una composizione demografica con una importante percentuale di “senior”, spesso attivi sul piano culturale e motorio, tanto che la città potrebbe essere considerata, o diventare, una piccola capitale europea dell’invecchiamento attivo.

Acqua come elisir di lunga vita

La cultura della lunga vita attiva si oppone a diffuse e pessime abitudini consolidate sulla passività e sedentarietà, che coinvolgono segmenti sempre più ampi della popolazione, dai più piccoli agli anziani.

Se la sedentarietà, tra bambini e giovani, spesso abbinata a una alimentazione scorretta e sproporzionata, può provocare forme di obesità, con rischi e costi sociali sempre più alti, tra adulti ed anziani diventa uno dei maggiori settori di rischio di mortalità globale e cardiovascolare. Contrastare la sedentarietà significa, invece, ridurre drasticamente:

  • malattie cardiovascolari (15- 39%),
  • ictus (33%),
  • cancro del colon (22-33%),
  • fratture ossee secondarie ad osteoporosi (18%).

In questa azione di contrasto, che è soprattutto “culturale”, perché si fonda su nuove e corrette abitudini, conoscenza e consapevolezza dell’importanza del binomio movimento ed alimentazione, l’attività in acqua – e il nuoto in particolare – hanno un ruolo centrale.

Il nuoto, in generale, ma in modo particolare per chi ha subito particolari patologie, migliora la funzione articolare e l’attività in acqua determina una compressione sulle vene, aumenta il ritorno venoso ed il carico di volume ematico al cuore, aumentando la portata cardiaca, con un miglioramento complessivo della propria efficienza. E poi, il nuoto è “speciale” anche per altri motivi. Il suo costo energetico, a parità di distanza percorsa, è 4 volte maggiore della corsa, senza dimenticare che un nuotatore non esperto consuma il doppio di uno esperto, mentre le donne, per la distribuzione periferica del grasso, consumano mediamente 30% meno degli uomini.

Gli stili che costano meno energia, cioè meno faticosi, sono, in ordine decrescente: stile libero, dorso, rana e farfalla. Il nuoto, come gli altri sport aerobici, riduce la pressione arteriosa, migliora l’elasticità dei vasi, contribuisce a ridurre il peso corporeo e migliora il metabolismo lipidico e glucidico.

Un miglioramento della qualità della vita

È importante, utile ed etico, che almeno quella parte di popolazione adulta e anziana che se lo può permettere, soprattutto a livello culturale, ma anche economico, si impegni ad allontanare quanto possibile il momento della “fragilità”, quando non potranno fare più a meno di aiuto, assistenza e cure adeguate. Quel momento, infatti, con un po’ di fortuna, attenzione, consapevolezza e cultura dell’invecchiamento attivo, può essere allontanato, inseguendo il proprio interesse personale e sociale, migliorando e allungando la propria qualità della vita.


Articolo integrale presente nel numero DUE della rivista AQA.