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Il ricordo di Gianni Gross (1942-2016)

di Marco Tornatore, Gianfranco Saini, Roberto Del Bianco, da rivista AQAnumero due, luglio-dicembre 2016

Il 30 giugno, dopo tre anni di grande sofferenza, se n’è andato Gianni Gross. Figura centrale del nuoto italiano come atleta, allenatore, dirigente.
Abbiamo chiesto un ricordo a tre persone che, in momenti e con ruoli diversi, hanno condiviso porzioni importanti della vita del fondatore del Team Veneto.

Marco Tornatore

“Se qualcuno volesse capire il significato della parola passione si documenti su cosa ha fatto Gianni per vivere intensamente ed incessantemente il suo nuoto. Febbraio 1983, mattina: “Gianni, ho poco più di due ore per fare allenamento, che dici, faccio 100×100 a 1.15”?” e lui “OK, ma dal cinquantesimo in poi delfino/stile”. Lui si fidava dei suoi atleti, lasciava che gestissero la seduta anche autonomamente, per poi chiedere come fosse andata. C’era un rapporto che andava oltre quello di atleta allenatore, che sconfinava in stima ed amicizia e condivisioni, perché anche se lasciava spazi per l’autogestione (sempre tarata su carichi alti) era puntualmente vigile e partecipe. Pochi avrebbero fatto 99 anziché 100×100, perché ogni atleta aveva la massima fiducia nel Boss e viceversa.”

Gianfranco Saini

“Il mio ricordo di Gianni è quello di un uomo con uno straordinario piacere di conoscere ed una straordinaria volontà di fare. Una combinazione o meglio una attitudine che ne ha fatto un protagonista indiscusso nella vita, in particolare, ma non solo, nell’ambito della Federazione Nuoto, come le infinite testimonianze di affetto e di stima seguite alla sua scomparsa hanno evidenziato.
Piacere e volontà che si sublimavano nelle molte passioni ed interessi della sua vita. La severa disciplina addestrativa cui sottoponeva il fisico possente era una di queste e negli anni non vi ha mai rinunciato. Ma in parallelo ha saputo costantemente mantenere la mente ben sveglia: doveva infatti convivere con la pulsione all’azione che lo ha spinto a rifiutare in ogni momento qualsiasi sorta di sedentarismo, fisico o intellettuale. […]

Diventato con l’età scacchista appassionato, pur da dilettante, dopo essersi stancato degli avversari umani era in grado di sfidare con circa il 10% di probabilità di successo il computer al livello di abilità tecnica 10 (il massimo per un elaboratore). E sapeva raccontare le battaglie con quella macchina spietata e infallibile con uno humor veramente accattivante. Perdeva, mentre avrebbe vinto a livello nove? Ma il senso della sfida non era per lui quello di fermarsi nei confini certi delle proprie vittorie, ma quello di andare oltre, dove la sconfitta ti insegna e la vittoria ti esalta, perché testimonia la tua crescita personale.”

Roberto Del Bianco

“Ha ricoperto i ruoli più importanti sia a livello internazionale, sia nazionale, grande atleta, grande allenatore, grande dirigente, grande guida per molti.
Sempre pronto a sostenere, aiutare chiunque (di sua stima e fiducia) avesse in qualche modo bisogno. La sua natura non si perdeva nel cambiare il focus: allenamento, tecnica, organizzazione, gestione, politica sportiva… Ha dato un grosso impulso all’analisi fattoriale dell’organizzazione delle Scuole Nuoto, contribuendo fattivamente alla realizzazione del Sistema Qualità delle Scuole Nuoto Federali che, dopo anni di sperimentazione su tali presupposti, ha oggi tutte le caratteristiche e le opportunità per imporsi come serio riferimento didattico, educativo e tecnico, federale.”


Articolo integrale presente nel numero DUE della rivista AQA.