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Riflessioni sul futuro del nuoto italiano

di Roberto Bresci, da rivista AQAnumero due, luglio-dicembre 2016

Dopo il pieno di medaglie olimpiche raccolte in quel di Rio de Janeiro nelle diverse discipline acquatiche (8 su 28, vale a dire il 30% del totale portato a casa da tutta la spedizione azzurra) è giusto chiedersi se questo successo, a dir poco straordinario, potrà ripetersi in futuro.

Il modello didattico attuale

Nel nostro Paese la didattica sportiva non la si insegna a scuola.
Tutta l’attività di formazione viene delegata ai volontari dell’associazionismo. Una platea infinita di dirigenti, genitori, tecnici appassionati che si sono messi sulle spalle l’onere della formazione sportiva. Dalle prime respirazioni a bordo vasca, fino all’insegnamento delle tecniche più specialistiche. Se guardiamo ai risultati, possiamo dire con certezza che il modello didattico (visto come risultato finale) funziona.
In altre parole, i nostri tecnici sono preparati, i dirigenti appassionati e i genitori votati al sacrificio. Sì, proprio quei genitori che quotidianamente si mettono sulle spalle i loro figli per dargli la possibilità di fare sport. Magari accollandosi anche due/tre viaggi al giorno per le varie sedute di allenamento. Ma sulle spalle di questi genitori pesa anche l’onere di sostenere economicamente una buona parte dell’attività dei propri figli. Se a ben guardare, l’offerta del servizio sportivo è ancora venduta a buon mercato (per intendersi il corso di nuoto), le cose cambiano notevolmente nel momento in cui nostro figlio inizia l’attività agonistica. A questo punto, il costo totale di mantenimento del giovane agonista (quota di frequenza + abbigliamento sportivo + trasferte + spese mediche, ecc.) non è più così agevole per tutte le tasche ed è probabile che qualcuno si perda per strada, anche per mancanza di fondi.

Il futuro del sistema sportivo italiano

Dobbiamo essere ottimisti o pessimisti per il futuro? Sicuramente l’organizzazione complessiva del sistema sportivo italiano (ovviamente non solo quello natatorio) presenta molte atipicità ed altrettante criticità. Ciò nonostante il bagaglio culturale, la tradizione sportiva, i modelli didattici, il grado di preparazione dei tecnici siano tutti elementi di forza.
Certo non mancano le preoccupazioni ed i punti di debolezza (la situazione impiantistica su tutti), ma il saldo è ancora attivo.


Articolo integrale presente nel numero DUE della rivista AQA.