Carlo Pedersoli nuotatore
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Carlo Pedersoli 1929-2016

di Leonardo Baldelli, da rivista AQAnumero due, luglio-dicembre 2016

Aveva gli occhi, la barba, l’esperienza e l’intelligenza per “reggere il palcoscenico”.

Non aveva paura di confrontarsi con nessuno in questo mondo. O forse, più semplicemente, per confrontarsi con se stesso, aveva voluto confrontarsi con il mondo intero. Aveva nuotato le Olimpiadi in Finlandia dopo aver fatto giorni di treno dormendo su una tavola di legno. Era stato manager di una azienda di costruzioni autostradali in Brasile. E poi dipendente dell’Alfa Romeo in Venezuela. Prima del nuoto, aveva fatto (beh.. con risultati ben più deludenti) anche pugilato e rugby. Dobbiamo confessare, e Bud sarebbe il primo probabilmente, che Terence non era mai stato da meno sotto questo aspetto, e le loro “carriere umane” avevano fortificato l’italianità nel mondo ben prima che uscissero i due Trinità o i primi film di Colizzi. Le loro spallate e i loro cazzotti più forti erano fioccati molto prima che Mezcal li sentisse dritti sul collo. Di questo dobbiamo dir loro “Grazie”. E dobbiamo stringer forte Terence Hill, Mario Girotti, che di questo è ancor oggi testimone. Oggi tocca a noi andare avanti. A me che scrivo, ai nuotatori che hanno potuto spessissimo parlare con lui, a suo figlio Giuseppe, a Terence, ai cittadini di Roma che si sono stretti intorno alla chiesa il giorno del suo ultimo saluto.


Articolo integrale presente nel numero UNO della rivista AQA.