La multilateralità nel nuoto

di Valeria Mulas

Sentiamo spesso parlare di multilateralità nello sport, della sua utilità e dei suoi benefici, ma in piscina troviamo ancora difficoltà ad utilizzare questo approccio all’insegnamento, che è invece la base per coltivare atleti completi e di successo.

Prima della multilateralità

Tra i vari metodi che negli anni abbiamo adottato per insegnare a nuotare tutti conosciamo quello dell’approccio meccanicistico, che tendeva a precocizzare l’insegnamento del gesto natatorio evoluto:

prima della multilateralità

L’approccio meccanicistico

Giorgio ha 4 anni, i suoi genitori l’hanno iscritto in piscina quando ne aveva tre e mezzo.

Dopo pochi mesi di avviamento a Giorgio viene data una tavoletta in mano per imparare il dorso: “Metti la tavoletta sulle ginocchia, muovi prima un braccio e poi l’altro… la mano entra col mignolo ed esce col pollice…”, poi lo stile libero: “Prendi la tavoletta, sei colpi di gambe e fai una bracciata a destra, sei colpi di gambe e fai una bracciata a sinistra…”
Se Giorgio sbaglia, viene corretto, ogni lezione la stessa storia.

Progressione didattica, errore, correzione, altro esercizio con un altra parte del corpo. Nuovo stile.

Contrariamente a quanto si pensava fino a qualche decennio fa, non esiste una nuotata standard che permetta a chiunque di spostarsi in acqua nel modo più veloce possibile col minimo sforzo, perché tutti siamo diversi e tutti subiamo diverse resistenze da parte dell’acqua.

Anche un singolo individuo, nelle varie fasi della sua vita, subisce diverse resistenze dall’acqua, perché queste dipendono dal suo peso, dalla lunghezza dei suoi arti e da una serie di fattori per cui è necessario che la sua nuotata sia nel tempo adattabile al contesto e facilmente modificabile.
Per questo motivo sarebbe opportuno abbandonare il vecchio stile di insegnamento a favore della multilateralità.

Che cos’è la multilateralità

La multilateralità è una strategia didattica finalizzata all’acquisizione di più esperienze motorie possibili, si basa su molteplici proposte che devono essere massime dal punto di vista spaziale (tipologia e ampiezza di movimenti), temporale (velocità e frequenza di esecuzione), della varietà (modalità di esecuzione).

In acqua queste esperienze diventano un bagaglio motorio che verrà sfruttato per costruire una nuotata efficace e personalizzata, trasferibile, adattabile e modificabile in qualunque momento della vita di un nuotatore.

Gli ingredienti del successo: le esperienze motorie

capacità motorie e multilateralità
capacità motorie e multilateralità
capacità motorie e multilateralità

Trasferiamoci per un attimo in cucina: per preparare una cena abbiamo a disposizione un pacco di spaghetti, un pesce, dei pomodori, una cipolla, dell’olio e del sale. Se siamo in gamba riusciremo senza difficoltà a sfamare i nostri invitati, ma la cena probabilmente risulterà mediocre.

Se invece in frigo ci fossero anche uova, parmigiano, patate, verdure e legumi vari, frutta e spezie, le nostre probabilità di riuscita crescerebbero sensibilmente.

Le esperienze motorie rappresentano per il nuoto quello che gli ingredienti fanno in cucina: più se ne possiedono, maggiori saranno le possibilità di successo.

Oltre a un ampio bagaglio motorio, per costruire una nuotata sempre efficiente è necessario avere elevate capacità sensopercettive, cioè essere in grado di valutare l’efficacia del movimento che si compie applicando la forza propulsiva dove l’acqua offre maggiore resistenza.

Capacità sensopercettive: l’insieme del rapporto sensoriale e neurologico che il soggetto instaura con il proprio corpo e con il mondo esterno (sensazione) e la relativa presa di coscienza psichica (percezione).

Un approccio multilaterale è quindi quello che consente di acquisire più esperienze possibili e insegna a sperimentare il loro effetto in acqua. Fornire stimoli multilaterali significa inoltre stimolare le connessioni neurali del cervello affinché l’atleta sviluppi un’ampia mappa motoria e cioè che sia in grado di organizzare, impostare e coordinare tra loro le esperienze motorie, acquisendo delle abilità.

Le capacità coordinative consentono di apprendere, modificare, controllare ed adattare le nostre azioni sulla base di informazioni esterne. Sono strettamente legate allo sviluppo del Sistema nervoso centrale e migliorano attraverso degli stimoli.

L’apprendimento delle abilità motorie risulta quindi essere la base per poter costruire le nuotate, che verranno imparate in maniera globale e perfezionate successivamente in modo da diventare il risultato di una combinazione di movimenti sempre più consapevole.

La figura seguente illustra, in maniera molto semplificata, quello che succede al cervello di un bambino quando gli viene insegnato uno stile in maniera meccanica e automatizzata e quando questo viene invece sottoposto a stimoli diversi, cioè alle diversificazioni didattiche previste dalla strategia multilaterale.

connessoni neurali e multilateralità

I puntini vogliono rappresentare i neuroni stilizzati.
Vediamo che nell’approccio meccanicistico (a sinistra), che aveva come caratteristica quella di insegnare un gesto stereotipato e di portare a una mappa motoria rigida, abbiamo alcune connessioni tra i neuroni. Invece nel nuovo approccio multilaterale, che propone una mappa motoria elastica e differenti modelli propulsivi, le connessioni neurali sono molte di più.
Creare più connessioni neurali significa costruire un SNC (sistema nervoso centrale) plastico e di conseguenza pronto ad apprendere nuove abilità motorie, adattabili al momento ed al contesto e sempre modificabili.
Ma esiste un periodo in cui il nostro organismo risponde meglio agli stimoli?

 

Multilateralità: quando e come?

Le fasi sensibili dello sviluppo

Esistono dei periodi nella vita di ciascun individuo in cui la stimolazione delle capacità coordinative risulta più efficace: sono quelli illustrati nello schema delle fasi sensibili di D. Martin, del 1982.

Fasi sensibili Martin

Prima di questo intervallo di tempo il Sistema Nervoso Centrale non è ancora pronto per ricevere stimoli complessi di tipo coordinativo, negli anni successivi tende invece a perdere plasticità, per questo è fondamentale lavorare sulle capacità coordinative nel periodo adatto, perché nessun bambino nasce impacciato, ma può diventarlo se la sua motricità non viene adeguatamente stimolata durante le fasi sensibili del suo sviluppo.

Questo significa che è inutile insegnare a un bambino un gesto tecnico evoluto prima dei 7 anni: il suo SNC non riuscirebbe ad elaborare le informazioni ricevute e il suo gesto risulterebbe meccanico perché imparato grazie a una ripetizione automatizzata, assolutamente dannosa per il suo percorso da nuotatore.

Il risultato sarebbe sì immediato – il bambino potrebbe mostrare ai genitori in tribuna uno stile libero completo con gomito alto e respirazione bilaterale – ma quanti di quei movimenti sarebbero consapevoli? Quanto quei gesti verrebbero capiti dal bambino stesso?

È invece molto più importante preparare i nostri piccoli atleti a un percorso più completo, fatto di più esperienze motorie possibili, di sperimentazione in acqua dei movimenti, di un apprendimento globale, prima di arrivare a costruire un’abilità specifica. Ma in che modo?

 

L’uomo non nasce acquatico, ma può diventarlo

acquaticità e multilateralità

L’uomo non è nato per stare in acqua, non è un animale acquatico: chi entra in acqua per la prima volta deve costruire quelle basi che sulla terraferma già ha sviluppato: gli schemi motori.
Esiste una distinzione tra schemi motori di base e schemi motori specializzati:

Gli schemi motori di base sono i movimenti primari della specie umana che da bambini sviluppiamo spontaneamente e ci servono per sopravvivere: camminare, correre, saltare, lanciare ed afferrare.

In acqua? Non si possono sperimentare perché non ci si può muovere come sulla terraferma.

Le abilità motorie o schemi motori specializzati sono i presupposti dell’azione (prestazione). Sono legate alle esperienze cognitive e motorie di ciascuno e sono il risultato di un apprendimento.

In acqua? Si possono imparare attraverso esercitazioni.

Le 4 fasi della didattica multilaterale

Per un percorso natatorio ben strutturato la strategia didattica dovrà suddividersi in quattro parti, ovviamente successive alla fase di ambientamento, in cui gli obiettivi sono l’eliminazione della paura dell’acqua – favorendo il rilassamento -, il controllo della respirazione e l’acquisizione delle prime forme propulsive:

1. Multilateralità estensiva (fino ai 6 anni)

Infinite proposte motorie riferite ad abilità di varie discipline sportive, non solo acquatiche.

Esempio: scivolamenti e prime forme di propulsione per stimolare la sensopercezione, sperimentazione dell’ambiente acqua tridimensionale, percorsi dentro e fuori dall’acqua, lanci, saltelli, capovolte…

2. Multilateralità orientata (fino all’età prepuberale)

Tantissime proposte riferite agli schemi motori e abilità più importanti di tutte le discipline acquatiche.

Esempio: remate del nuoto sincronizzato, posizioni e movimenti della pallanuoto, tuffi di vario tipo, spostamenti in acqua evitando il più possibile la segmentazione degli stili e la discontinuità dei movimenti, esercizi di coordinazione.

3. Multilateralità mirata (età puberale, adolescenza)

Tantissime e varie proposte riferite alla disciplina natatoria praticata.

Esempio: esercizi per la sensopercezione e la coordinazione, diversificazioni didattiche.

4. Multilateralità specializzata

Proposte motorie di qualità, perché l’atleta sviluppi un gesto tecnico evoluto.

Esempio: esercizi che esaltino la sensopercezione.

Per chiarire meglio il concetto di percorso multilaterale mi viene da citare un chiaro e semplice esempio fatto da Roberto Del Bianco, Responsabile Settore Istruzione Tecnica e Consigliere della Federazione Italiana Nuoto, durante un corso di formazione:

I percorsi della multilateralità

La nuotata appresa meccanicamente viene rappresentata come un sentiero in un bosco che è l’unica strada per arrivare all’obiettivo, percorsa infinite volte durante la carriera natatoria.

esempio multilateralità

Intorno al sentiero l’erba cresce fitta e rende impossibile percorrere strade alternative, quindi il sentiero rimane l’unico percorso possibile.

Se dovessimo trovare un impedimento in questo sentiero, ad esempio un enorme masso, che nel nostro caso potrebbe essere un una fase di crescita importante durante l’adolescenza, un dimagrimento improvviso, o Phelps che inventa una nuova virata dorso-rana più efficace e che quindi servirebbe sapere imitare, a quel punto non avremmo altre vie per arrivare dall’altra parte.

Se invece costruissimo più strade e quindi più percorsi da percorrere e uno di questi dovesse improvvisamente avere un problema, un impedimento, noi non avremmo difficoltà a trovare una soluzione alternativa per arrivare comunque all’obiettivo.

sentiero multilateralità

L’utilizzo della didattica multilaterale nelle piscine italiane

Il concetto di multilateralità e i benefici che questa offre risultano facilmente comprensibili, ma in alcune regioni italiane fatichiamo ancora a vedere la nuova didattica applicata nelle nostre scuole nuoto. Perché?

  • Esiste un morboso attaccamento ai vecchi metodi di insegnamento della tecnica di nuoto, che prevedevano una specializzazione precoce e pretendevano risultati immediati;
  • Molti istruttori/allenatori mostrano una paura infondata di perdere i propri atleti a favore di discipline acquatiche considerate minori: “Se Giorgio prova a giocare a pallanuoto si diverte e non torna più a nuotare, oltre che rovinarsi lo stile libero”. (Ebbene si, ho sentito anche questo).

Queste motivazioni non reggono più. Innanzitutto perché è molto semplice dimostrare ai genitori dei bambini, che spesso hanno fretta di vedere i loro figli nuotare i quattro stili, quanto sia importante uno sviluppo psicofisico corretto nei tempi e nei modi, in secondo luogo perché una squadra esordienti che nuota come dei robot non potrà, a lungo andare, portare a dei risultati concreti.

Personalmente, nella mia esperienza da coordinatore di scuola nuoto, ho avuto più difficoltà a far comprendere questi concetti ai miei collaboratori più che ai genitori dei bambini iscritti in piscina: sia perché molti istruttori hanno imparato a nuotare e a lavorare col metodo meccanicistico, sia perché non si tollerava che i bambini giocassero in acqua e con l’acqua, anziché andare avanti e indietro a ripetere meccanicamente un gesto per saperlo replicare alla perfezione in breve tempo.

Sì, è vero, nel caso dell’approccio multilaterale si deve aver pazienza prima di riconoscere uno stile libero completo da manuale. Ma i risultati si vedranno, eccome! Nell’immediato si può riscontrare una maggiore sicurezza in acqua – che è il primo obiettivo da perseguire per un istruttore di nuoto – ma anche una riduzione dell’abbandono precoce dell’attività sportiva, che spesso avviene nel periodo adolescenziale a causa di delusioni o mancati successi. E se un ragazzo dovesse scegliere di lasciare il nuoto – perché insoddisfatto – per dedicarsi a un’altra disciplina sportiva acquatica di cui ha già le basi e in cui potrebbe affermarsi, ben venga, perché per la società sportiva e per la società (collettività) sarebbe comunque una vittoria contro i videogiochi.

Concludendo, suggerisco a tutti gli istruttori e allenatori di squadre esordienti che hanno sulle spalle il grosso peso delle aspettative, di appendere sul blocco una citazione di Ekkart Arbeit:

“Gli atleti adulti si allenano per il presente mentre i giovani si allenano per il futuro”.

A voi la scelta se rivolgerla verso i vostri atleti, verso i loro genitori o verso i vostri colleghi.


Per approfondire: