La partenza nel nuoto

di Enrico Rubino, da rivista InAquanumero uno, gennaio-giugno 2007

Un fattore determinante nella performance natatoria

Le prestazioni di partenza in una gara di nuoto sono fortemente correlate con il risultato finale. Quale tecnica di tuffo risulta essere più vantaggiosa ed efficace? Quali componenti della partenza devono essere migliorate per ottenere il massimo risultato? Dalle ricerche effettuate non risulta esserci una tecnica di tuffo migliore delle altre, ma emerge la fase subacquea come elemento discriminante.

Lo scopo di questa review bibliografica è raccogliere, confrontare ed analizzare in senso critico la letteratura specializzata in materia di partenze ventrali, al fine di definire lo stato dell’arte per quello che riguarda le tecniche esecutive e l’efficacia delle stesse ai fini della prestazione di gara.

Che cosa si intende per partenza? Negli standard internazionali di analisi delle competizioni viene considerata la frazione di gara compresa fra il segnale acustico di “via” ed il passaggio della testa del nuotatore ai 15 m. Vengono utilizzati i 15 m. perché, secondo i regolamenti, i nuotatori devono riemergere dalla fase subacquea entro questo limite. La definizione ventrale sta ad indicare le partenze effettuate dal blocco nelle specialità Farfalla, Rana e Stile Libero, a differenza delle partenze dorsali effettuate dall’acqua nelle gare a Dorso.

Questa frazione di gara può essere ulteriormente scomposta in fasi che variano a seconda degli autori.

Haljand (n.d., online) propone la seguente suddivisione per lo Stile Libero, con opportuni adattamenti per la Rana e la Farfalla legati alle tecniche di nuotata:

  1. Reaction & preflexion time: dal segnale di “via” all’inizio (visivamente percepibile) della spinta delle gambe.
  2. Pushing phase: dall’inizio della spinta delle gambe allo stacco dei piedi dal blocco.
  3. Flight phase: dallo stacco dei piedi dal blocco all’ingresso della testa in acqua.
  4. Entry & glide phase: dall’ingresso della testa in acqua all’inizio della prima gambata subacquea.
  5. Underwater kicking phase: dall’inizio della prima gambata subacquea all’inizio della prima bracciata.
  6. Pull-out phase: dall’inizio della prima bracciata alla fine della seconda bracciata.
  7. Swimming after start: dall’inizio della bracciata successiva alla fase precedente alla fine della stessa (un ciclo). Il termine spaziale della fase di partenza, indipendentemente dal termine della fase subacquea, viene posto da Haljand al passaggio della testa ai 15 m.

Vilas-Boas et al. (2000), così come in uno studio di Lowell (1977), propongono una suddivisione simile, limitando però la partenza a 6.07 m. (per esigenze di riprese cinematografiche – campo visivo della telecamera – con cui sono state effettuate le analisi biomeccaniche).

  1. Reaction time (RT): dal segnale di “via” al primo al primo movimento percepibile
  2. Impulse time (IT): dal primo movimento rilevato allo stacco dei piedi dal blocco.
  3. Block time (BT): la somma di RT + IT.3
  4. Flight time (FT): dallo stacco dei piedi dal blocco all’ingresso delle mani in acqua.
  5. Total time of water entry (ET): dall’ingresso delle mani in acqua all’ingresso dei piedi in acqua.
  6. Glide time (GT): dall’ingresso dei piedi in acqua alla fine della partenza (6.07 m.).

Cossor e Mason (2001), nell’analisi delle partenze realizzate da tutti i semifinalisti e finalisti alle Olimpiadi di Sydney, hanno invece riconosciuto le seguenti fasi:

  1. Tempo di stacco dal blocco: dal segnale acustico allo stacco dei piedi (dato fornito dal sistema di cronometraggio ufficiale di gara).
  2. Tempo e distanza di volo: dallo stacco dei piedi al contatto della testa con l’acqua.
  3. Tempo e distanza della fase subacquea: dall’ingresso della testa in acqua al riemergere della stessa.
  4. Tempo per raggiungere i 15 m.: fase nuotata dall’emersione della testa al passaggio della stessa ai 15 m.

L’importanza della partenza

Attualmente, nel nuoto di alto livello, la partenza è una componente critica della performance. Questo è specialmente vero per le distanze corte dove essa rappresenta ben il 30% della distanza di gara.

partenza percentuale gara

Cossor e Mason (2001) forniscono invece indicazioni riferite al tempo di gara, con percentuali che vanno dal 26.1% al 0.8% del tempo totale, a seconda della distanza. Un’importanza maggiore viene inoltre evidenziata dal confronto delle varie fasi di gara nell’analisi di alcune manifestazioni internazionali (Haljand, n.d., on-line). L’analisi effettuata dal Prof. Haljand consta in una regressione lineare dei tempi ottenuti da tutti i semifinalisti e finalisti nelle maggiori manifestazioni europee.

Grazie a queste analisi e a processi di simulazione, si può notare l’importanza relativa dei diversi parametri a seconda delle variazioni tecniche o tattiche in una specifica gara. Viene assegnato ad ogni parametro un ordine di importanza, determinato dal coefficiente R di regressione lineare e dalla deviazione standard. Dalla lettura della Tabella si nota come la partenza sia un elemento fondamentale nella prestazione: in ben 18 eventi su 72 è risultato essere il parametro più importante nel determinare il risultato di gara. In altri 27 eventi è risultato essere il secondo parametro più importante. All’aumentare della distanza di gara l’influenza della partenza sulla prestazione tende a diminuire, ma è stato dimostrato (Mason e Cossor, 2000) che il tempo di partenza sui 15 m. è correlato in modo significativo con il tempo finale anche nei 400 m. Stile Libero maschili e femminili. Risultati simili furono riportati precedentemente da Hay et al. (1983) e da Arellano et al. (1996), considerando il tempo sui 10 m. per la correlazione con i tempi finali.

Grab start e track start

Esistono poi altre tecniche di partenza ormai obsolete o non utilizzate perché non funzionali: la conventional start; la handle start e la one handed grab start.

Attualmente nelle competizioni internazionali, la grab start (GS) e la track start nelle due varianti, con il peso avanti (FTS, front track start) e con il peso indietro (RTS, rear track start), sono le tecniche di partenza maggiormente utilizzate. La differenza principale tra le tecniche è nel posizionamento degli arti inferiori sul blocco e nel loro utilizzo per spingere il corpo in avanti.

Confronto di tecniche di partenza

Indipendentemente dal tipo di tuffo utilizzato, l’obiettivo primario rimane lo stesso. Il nuotatore deve:

  1. Reagire al segnale di “via” e lasciare il blocco il più rapidamente possibile.
  2. Lasciare il blocco con un appropriato angolo di stacco.
  3. Lasciare il blocco con la più elevata velocità di avanzamento.

Numerosi studi hanno confrontato le partenze con differenti tecniche di tuffo giungendo a risultati contrastanti. Alcune ricerche hanno suggerito che la GS sia superiore alla TS (Zatsiorsky et al., 1979; Counsilman et al., 1988; El-Bahrawi et al., 2002; Issurin e Verbitsky, 2002). Altri studi non hanno trovato differenze fra la GS e la TS (Welcher et al., 1999; Blanksby et al., 2002; Vilas-Boas et al., 2002; Miller et al., 2002; Benjanuvatra et al., 2004). Un terzo gruppo ha invece concluso che la TS è superiore alla GS (Welcher et al., 1999; Holthe e McLean, 2003).

La varietà nei risultati ha reso difficile fornire risposte obiettive a chi richiede un’applicazione pratica nell’allenamento. Questi risultati contrastanti sono dovuti a numerosi fattori, tra cui l’innata familiarità dei nuotatori ad una sola delle tecniche esistenti e la scelta arbitraria dei parametri di misurazione. Un fattore che deve essere considerato nell’analizzare le tecniche di partenza è il rapporto esistente fra il tempo passato sul blocco (dopo il segnale di “via”) e la velocità realizzata al momento dello stacco. Le leggi della fisica (in particolare quelle relative all’impulso ed al momento) affermano che la velocità viene generata quando una forza viene prodotta per un certo periodo di tempo. Quindi, per generare una velocità di stacco elevata, il nuotatore dovrebbe applicare più forza per più tempo. Una tecnica di partenza con un block time molto basso potrebbe non essere la migliore, perché è possibile che un’altra tecnica generi una velocità di stacco maggiore con un tempo di permanenza sul blocco maggiore. Chiaramente, è possibile anche il contrario, per cui un nuotatore rimane troppo tempo sul blocco e la velocità supplementare acquisita non è funzionale alla performance di partenza.

Quindi, la migliore tecnica di partenza sarebbe quella che permette di generare un impulso elevato senza aumentare il tempo di stacco. Vilas-Boas et al. (2000) hanno confrontato le due varianti di TS e, sebbene la RTS fornisse un maggior impulso orizzontale e quindi una maggiore velocità di stacco rispetto alla FTS, si è notato che questo vantaggio veniva annullato da un block time eccessivo. Inoltre si è visto che ogni vantaggio acquisito in termini di velocità orizzontale veniva perso nelle fasi subacquee.

Queste considerazioni giustificano l’utilizzo della CS per le frazioni lanciate di staffetta. In questa situazione non conta il tempo passato sul blocco, perché le azioni possono essere anticipate rispetto allo stacco dei piedi. Il nuotatore in partenza può impiegare tutto il tempo necessario per ricercare il massimo impulso, la massima applicazione di forza e la massima velocità nello stacco, rispettando solamente i vincoli regolamentari riguardanti i cambi di staffetta. Per quanto riguarda la fase subacquea Bonnar (2001)riferisce dati interessanti. In questo studio sono state confrontate GS e TS di due gruppi di atleti con tempi simili sui 50 m. Stile Libero. Tra i due gruppi non sono state trovate differenze significative nei tempi ai 9.5 m., nel block time, nel flight time, nell’entry time, nella velocità orizzontale allo stacco e nella velocità verticale allo stacco.

La scoperta interessante consiste nel fatto che il 96% della variazione del tempo ai 9.5 m. è legato alla durata della fase compresa fra il primo contatto con l’acqua ed il passaggio ai 9.5 m. Questo è molto simile a quanto riscontrato da Guimaeres e Hay (1985), i quali valutarono l’influenza del glide time sul tempo totale di partenza pari al 95%.

partenza stile libero Federica Pellegrini

La conclusione è che i migliori atleti impiegano meno tempo nella gliding phase rispetto ad atleti meno abili. Questo fatto è ulteriormente supportato dai dati ottenuti dalle analisi delle Olimpiadi di Sydney (Cossor e Mason, 2001), da cui si evince che una variabile significativamente correlata al tempo sui 15 m. è la distanza nuotata nella fase subacquea. I dati forniti dalle ricerche di Bonnar, Guimaeres e Hay, Cossor e Mason, suggeriscono in modo unanime, che la fase subacquea, in termini di tempo e distanza, è la più importante nella performance di partenza. Non risulta invece esserci correlazione fra il tempo sui 15 m. e la profondità raggiunta nella fase subacquea (Mason e Pilcher, 2002). Hay (1988) afferma che gli studi che esaminano il confronto tra differenti tuffi di partenza sono invalidati, perché non è stato esercitato nessun controllo sull’influenza della differenza nel livello di pratica o di complessità delle tecniche. In altre parole, ogni nuotatore produce la miglior performance nella tecnica che utilizza di più. E’ molto difficile confrontare tecniche quando i nuotatori hanno la loro partenza preferita, praticata quasi in modo esclusivo. E’ solo quando una nuova tecnica produce risultati migliori, indipendentemente dalla sua complessità e dalla durata del suo impiego, che si può giungere a conclusioni utili per l’applicazione pratica in allenamento.

Quindi, molti risultati che dimostrano la superiorità di una tecnica rispetto ad un’altra, possono essere banalmente associati alle abitudini dei nuotatori, piuttosto che ad un reale vantaggio meccanico. Questo è ulteriormente supportato dallo studio di Blanksby et al. (2002), che non hanno trovato differenze significative nei tempi di partenza sui 10 m. tra la TS, la GS e la HS prima e dopo un intervento di allenamento. Essi hanno trovato un incremento significativo nelle performance di partenza per tutte le tecniche (nei parametri di tempo ai 10 m., reaction time, impulse time, block time e flight time) come risultato di un continuo allenamento sui tuffi.

Questo sta ad indicare che non è necessariamente la tecnica di tuffo, ma la quantità di allenamento ad influenzare le performance di partenza. Unica affermazione contrastante è quella fornita da Pearson et al. (1998). Essi hanno trovato che le prestazioni sui 7 m. con la HS sono uguali a quelle con la GS, nonostante quest’ultima fosse la tecnica preferita dai soggetti testati. Non sono state riscontrate differenze significative tra la GS e la HS sebbene i soggetti non fossero tecnicamente preparati per la HS al momento dei test. Perciò, sono giunti alla conclusione che la HS, con un opportuno addestramento, potrebbe migliorare le prestazioni, ma la scarsa diffusione dei blocchi speciali tronca ogni suo sviluppo. Nonostante non ci sia una chiara superiorità di una tecnica rispetto alle altre, è possibile che le caratteristiche individuali giochino un ruolo rilevante nel determinare quale possa esser la migliore tecnica di tuffo. Lyttle e Benjanuvatra (n.d., on-line), forniscono queste indicazioni: Per nuotatori con evidenti asimmetrie nell’applicazione di forza negli arti inferiori, è proficuo adottare una FTS.

Per nuotatori molto esplosivi e con una buona simmetria degli arti inferiori è opportuno adottare una GS in cui è possibile applicare elevati livelli di forza in un breve periodo di tempo. Per nuotatori con elevati livelli di forza negli arti superiori è consigliabile una RTS.

L’importanza della fase subacquea

Due ulteriori considerazioni, che scaturiscono al termine della lettura e dell’analisi delle pubblicazioni, rendono oltremodo difficile un confronto fra gli studi. Limitano inoltre, insieme a quelle già riportate, la possibilità di giungere a conclusioni soddisfacenti per l’applicazione nell’allenamento ed nell’apprendimento tecnico.

E’ bene infatti considerare che:

Tutti gli studi non fanno riferimento ad uno standard uniforme di analisi: i parametri utilizzati dai diversi ricercatori sono variabili nei termini di suddivisione delle fasi: il numero delle fasi analizzate è differente, variabile da 4 a 7 eventi di riferimento per la suddivisione delle fasi. Alcune fasi corrispondenti nelle diverse ricerche, fanno però riferimento ad eventi iniziali e finali differenti. Ad esempio il flight time termina in alcuni studi con l’ingresso delle mani in acqua ed in altri con l’ingresso della testa. riferimento spaziale per il termine della partenza, variabile dai 6.07 m. ai 15 m.

C’è inoltre da considerare che le ricerche fanno riferimento a campioni di nuotatori estremamente eterogenei, che spaziano da nuotatori mediocri (Vilas-Boas et al., 2002) a nuotatori di altissimo livello (Cossor e Mason, 2001), quando addirittura non si riesce a risalire a questa informazione. Questo porta quindi ad escludere a priori, volendo ragionare in termini di elevata specializzazione, tutta una serie di affermazioni legate a prestazioni di medio livello.

Concludendo, gli elementi importanti che possono invece essere presi in considerazione al termine di questa disamina sono:

  1. La partenza è una fase di fondamentale importanza ai fini della performance nelle gare sui 50 e 100 m. (ma anche nelle distanze superiori), e come tale deve essere continuamente migliorata e perfezionata.
  2. Non ci sono differenze sostanziali nella tecnica di tuffo, se non per adattamenti individuali o per abitudine nell’utilizzo della stessa tecnica.
  3. Indipendentemente dalla tecnica di tuffo utilizzata, più ci si allena, maggiori sono i miglioramenti nella prestazione di partenza.
  4. Differenze sostanziali sono invece da ricercare nella fase subacquea. Il 95-96% del miglioramento nella partenza è da ricercare in questa fase.

Potrebbe interessarti anche…

Nuotatori: come ridurre la resistenza

Nuotatori: come ridurre la resistenza tratto da Crescere nuotatori di Michael Brooks I nuotatori poco efficienti si fermano e ripartono continuamente, creando resistenza e propulsione quasi in ugual misura. È come se Jeff Gordon (pilota automobilistico) [...]

Insegnare la consapevolezza

Insegnare la consapevolezza tratto da Crescere nuotatori di Michael Brooks Un nuotatore che non riesce ad avvertire la differenza tra una bracciata efficace e una inefficace non ha molte speranze di diventare veloce, eppure [...]

Autostima nei bambini in piscina

Autostima nei bambini in piscina: perché è importante? tratto da "Tutti in acqua! Ed è subito magia" di Giuseppe e Fabio Bovi Solo quando imboccano la strada della autorealizzazione, i fanciulli si sentono capaci di superare [...]