Insegnare la consapevolezza

tratto da Crescere nuotatori di Michael Brooks

Un nuotatore che non riesce ad avvertire la differenza tra una bracciata efficace e una inefficace non ha molte speranze di diventare veloce, eppure la maggior parte di essi non ha consapevolezza delle proprie azioni mentre nuota.

Molti nuotatori sono anche completamente dipendenti dall’allenatore e aspettano che sia lui a dirgli se stanno nuotando bene o male senza cercare di capirlo da soli. Gli allenatori possono aiutare i nuotatori a diventare più consapevoli di come i loro corpi si muovono in acqua.

Enfatizzate le sensazioni, spiegategli come volete che si sentano mentre nuotano e lasciate che trovino il modo di farlo. Insegnate ai ragazzi ad individuare i propri errori e i punti di forza prestando attenzione ai segnali che ricevono dai loro corpi, in relazione ad esempio alla pressione dell’acqua contro certe parti del corpo, al modo in cui quella pressione cambia durante l’attrazione, al rumore prodotto in acqua a seconda che nuotano bene o male. Insegnategli a fare attenzione ai segnali indotti da una cattiva tecnica, come sentire le gambe che oscillano durante il recupero delle braccia a stile libero o vedere le proprie mani che entrano in acqua a farfalla. Il corpo fornisce informazioni cruciali su ciò che l’atleta sta facendo e, nella fattispecie i nuotatori, devono riuscire a capirle e ad utilizzarle.

Costringete i nuotatori a percepire le nuotate in modi differenti: fateli uscire dalla zona di comfort delle abitudini motorie consolidate in cui i ragazzi si adagiano a tal punto da annullare la propria senso-percezione. A volte anche una piccolissima variazione, come chiedere di respirare ogni tre bracciate anziché ogni due, è sufficiente per farli uscire dalla passività della zona di comfort, permettendogli di sentire la nuotata in modo nuovo e aprendo la porta al cambiamento. A volte serve un cambiamento grande abbastanza da spezzare la rete delle abitudini consolidate e creare una nuotata nuova. Per esempio, fate respirare un nuotatore di lato a farfalla, invece della tradizionale respirazione frontale, o fatelo recuperare con il braccio teso a stile libero, invece che con il tradizionale gomito alto: spesso questa nuova tecnica sarà molto più vicina al modello o all’obiettivo, che all’ostinata e sbagliata tecnica precedente. Ponete domande, invece di dare semplicemente le risposte. Se un allenatore passa il proprio tempo a spiegare ai nuotatori dove stanno sbagliando e come risolvere il problema, i nuotatori non impareranno mai nulla e l’allenatore dovrà analizzare al microscopio i problemi successivi.

Mettete i nuotatori in condizione di lavorare autonomamente sui propri problemi, insegnategli a pensare cosa stanno realmente facendo.