di Ivo Ferretti, da rivista InAquanumero uno, gennaio-giugno 2007

La correzione e la prevenzione degli errori nella tecnica di nuoto

Uno dei problemi che molto spesso i tecnici (di ogni livello) si trovano ad affrontare è quello della correzione degli errori dei loro allievi. Su questo interessantissimo argomento, molto è stato scritto (anche se molto spesso le opinioni sono contrastanti) dal punto di vista teorico, ma veramente poco dal punto di vista pratico-applicativo. Le cause di questa carenza devono probabilmente essere ricercate nella necessità, da parte dei vari autori di articoli o libri di nuoto, di limitarsi a dare indicazioni generali sulle cause più frequenti di errori, descrivendo nella migliore delle ipotesi alcuni esercizi di coordinazione.

La necessità del tecnico, al contrario, è quella di individualizzare il gesto e la sua eventuale correzione.

Chi ha più esperienza infatti sa che non è sufficiente disporre di una sorta di ricettario degli errori e degli esercizi. L’impostazione della tecnica corretta passa attraverso una serie di processi mentali individuali, filtrati dalle esperienze (motorie e non) personali del soggetto e dalle convinzioni del suo allenatore o istruttore. Così molto spesso ci si ritrova, soli con i propri dubbi e una serie di soluzioni probabili, ma non del tutto convincenti. Questo articolo vuol dare conforto e sostegno a tutti coloro che sono in questa situazione, riportando semplicemente le esperienze vissute dall’autore, come istruttore di scuola nuoto, prima, come allenatore di gruppi giovanili ed evoluti poi ed infine come responsabile dell’area biomeccanica per il settore squadre nazionali.


 

Individuazione dell’errore

Tipologie e principali cause di errori

Attualmente sono sempre di meno gli allenatori che giungono a ricoprire questo ruolo dopo aver avuto esperienza di scuola nuoto, ma è mia precisa convinzione, che ci sarebbero molti più atleti che nuotano in maniera corretta, se tutti gli allenatori avessero fatto l’intero percorso. L’istruttore è abituato a confrontarsi quotidianamente con gli errori di allievi con poca esperienza acquatica (a volte motoria) quindi più facilmente individuabili in quanto grossolani. Il bravo istruttore comunque sa che gli errori sono sempre concatenati ed hanno molto spesso origine da un inadeguato ambientamento. Ad esempio: gli allievi che tendono a sollevare la testa nell’impostazione del crawl, molto spesso non completano l’espirazione sott’acqua; questi quindi hanno bisogno di un maggior tempo di rotazione del capo, in quanto devono terminare l’espirazione, prima di inspirare; sollevano quindi la testa, per poter avere più tempo prima di immergerla di nuovo. In un caso come quello descritto, correggere soltanto l’errata postura non avrebbe alcun effetto, in quanto essa è causata da un errore di respirazione.

Con atleti evoluti è molto difficile al contrario individuare cosa sia veramente sbagliato e cosa sia invece soltanto il frutto dell’adattamento individuale a situazioni di allenamento e/o alla necessità di sfruttare maggiormente le proprie caratteristiche individuali. Ad esempio: è abbastanza noto a tutti i tecnici che, attualmente la maggior parte dei velocisti effettui delle traiettorie subacquee di bracciata più rettilinee che nel passato. Questo è dovuto all’evoluzione delle metodologie d’allenamento, sempre più orientate verso la capacità di sostenere velocità elevate per distanze più lunghe e delle metodiche di potenziamento in palestra, che hanno portato ad avere atleti molto più forti e con spalle molto più stabili rispetto al passato. E’ quindi abbastanza evidente che per gli atleti evoluti la tecnica sia influenzata non soltanto dalla capacità individuale, ma anche dalle metodologie di allenamento proposte e quindi, anche, in ultima analisi, dalle convinzioni dei tecnici. Il tecnico, infatti, tende ad influenzare direttamente il modo di nuotare dell’atleta (con le correzioni), ma anche indirettamente, attraverso gli adattamenti dovuti ai carichi a cui li sottopone. E’ infatti abbastanza noto, che difficilmente, atleti sottoposti ad allenamenti molto sbilanciati sul volume, adottano nuotate con una buona frequenza di battuta di gambe ed ampiezze di bracciata elevate. Così come atleti abituati ad eseguire molte sedute di allenamento di alta qualità, difficilmente svilupperanno una nuotata con basso costo energetico.

Allora che cosa è veramente giusto e cosa sbagliato?

Forse possiamo affermare che: “un errore è un’azione la cui logica contrasta con quella generale del gesto tecnico”. Ma è anche vero che: “certe caratteristiche peculiari fanno la tecnica del campione”.

Non esistono fatti, ma solo interpretazioni.
F. Nietzsche, filosofo tedesco

 

Quali sono le varie tipologie di errore?

  • Errori riconducibili a fattori cinematici (Ideomotricità). Possono essere considerati errori di questo tipo quelli dovuti a: traiettorie, velocità d’esecuzione e geometrie del gesto non adeguate; scarsa capacità di rappresentazione mentale del gesto ed ad una percezione spazio-temporale non corretta.
  • Errori riconducibili a fattori dinamici (Azione-reazione). Sono errori di questo tipo quelli dovuti a: eccessive o scarse applicazioni di forza o a posture ed azioni che generano forze resistenti troppo elevate; una scarsa percezione dell’azione da eseguire e della risposta del mezzo.
  • Errori di coordinazione inter e intramuscolari (Propriocezione). Sono gli errori dovuti a: inadeguata attivazione della catena cinetica (muscoli agonisti ed antagonisti, prestiramento ed azione sinergica di distretti muscolari interessati); scarsa percezione di se stessi e del proprio corpo. In questa ultima categoria possono essere inclusi anche gli errori di ritmo (ampiezza-frequenza), che però, a mio avviso, appartengono anche alla seconda categoria, in quanto rappresentano una scarsa capacità di percepire la risposta dell’acqua alle proprie azioni.
continua a leggere la seconda parte

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