Compensi corrisposti agli sportivi dilettanti

di Roberto Bresci, da rivista InAquanumero due, luglio-dicembre 2007

Familiari a carico e cumulo con altri redditi

Conclusa la stagione della dichiarazione dei redditi è tempo di verifiche. Forse un po’ tardive, ma sempre opportune.

L’argomento è da ritenersi particolarmente interessante con particolare riferimento ai redditi derivanti dall’esercizio di attività sportiva e le possibili conseguenze che possono avere direttamente sul proprio reddito complessivo oppure su quello dei propri familiari. Su questo argomento l’Agenzia delle Entrate è intervenuta più volte confermando in primo luogo che i compensi derivanti da attività sportiva dilettantistica fino al limite di € 7.500,00 non fanno perdere le detrazioni per familiari a carico.

 

Redditi da attività sportive dilettantistiche: il figlio a carico

In particolare a fronte del seguente quesito “può essere considerato fiscalmente a carico un figlio possessore di soli redditi derivanti da attività sportive dilettantistiche di importo pari a € 5.000,00” l’Agenzia si è espressa nel modo che segue. “Per effetto delle disposizioni dell’articolo 90 della legge 289/2002 (Finanziaria 2003) a partire dall’anno 2003 le indennità, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’Unire, dagli Enti di promozione sportiva e da qualunque organismo comunque denominato, che persegua finalità dilettantistiche e che sia da essi riconosciuto non concorrono a formare il reddito di chi li percepisce per un importo non superiore complessivamente nel periodo d’imposta a € 7.500,00.

Per quanto attiene alla posizione del familiare a carico, anche se il reddito percepito è superiore al limite di € 2.840,51 il familiare può essere considerato fiscalmente a carico in considerazione del fatto che il reddito percepito, nel caso di specie è esente”. La qualifica di familiare a carico comporta la possibilità di riconoscere al soggetto che provvede al mantenimento le deduzioni indicate dall’articolo 12 del TUIR, previste in maniera differenziata se trattasi del coniuge, dei figli o di altri familiari. In definitiva chi percepisce compensi per attività sportiva dilettantistica al di sotto della soglia di esenzione (che lo ricordiamo essere di € 7.500,00) non consegue un reddito fiscalmente rilevante e non perde per questo motivo eventuali agevolazioni fiscali.

adolescenza e preadolescenza

Percepire compensi al di sotto di € 7.500,00

Collaborazione sportiva dilettantistica: il giovane istruttore

Il caso tipico può essere quello di un giovane atleta (minorenne o maggiorenne non fa differenza) che nel corso del periodo d’imposta (da considerarsi sempre come anno solare) abbia percepito compensi per la propria attività sportiva al di sotto della soglia di € 7.500.

I genitori potranno continuare a riportarlo nella propria dichiarazione dei redditi come familiare a carico (naturalmente sempre che non abbia conseguito altri redditi imponibili superiori al limite di € 2.840,51) e beneficiare della relativa detrazione forfetaria oltre che delle detrazioni per eventuali oneri sostenuti (spese mediche, spese d’istruzione, polizze vita, ecc.).

 

Collaborazione sportiva dilettantistica: il cittadino pensionato

Un altro dubbio che può legittimamente sorgere sull’argomento è quello di un cittadino pensionato che percepisca compensi sportivi di natura gestionale amministrativa sempre ai sensi della citata legge 289/2002.

Si pone il caso se debba procedersi alla comunicazione all’INPS e se quindi possono determinare una riduzione della pensione attribuita. Anche in questo caso per dare una risposta adeguata è opportuno rifarsi al testo normativo. I compensi per attività sportiva dilettantistica e le collaborazioni sportive di natura gestionale – amministrativa assumono la qualifica di redditi diversi ai sensi dell’art. 67, comma 1) lettera m) del TUIR. Ai sensi del comma 2) del successivo art. 69 tali somme nel limite di € 7.500,00 non concorrono a formare il reddito del percipiente. Se ne può dedurre che nel caso in cui il percettore sia un lavoratore pensionato non si pone alcun problema di cumulo con eventuali altri redditi, fino al limite della franchigia indicata. Fino a qui tutto chiaro.

 

Percepire compensi superiori a € 7.500,00

Cosa succede invece nel caso in cui lo sportivo percepisca somme che eccedono la franchigia di € 7.500,00? In questo caso, seguendo il tenore del citato art. 69 del TUIR, per le somme che eccedono la franchigia e fino a € 28.158,28 è prevista una ritenuta definitiva a titolo d’imposta, con l’aliquota prevista per il primo scaglione di reddito IRPEF maggiorata delle addizionali locali. Se ne può dedurre, a parere di chi scrive, che non essendo più dette somme in regime di franchigia le agevolazioni fiscali viste in precedenza (deduzione per familiari a carico e cumulo con redditi di pensione) non possano trovare applicazione. Oltre a considerazioni di natura logico interpretativa in questo caso trovano fondamento anche valutazioni di equità fiscale.