Autostima nei bambini in piscina: perché è importante?

tratto da “Tutti in acqua! Ed è subito magia” di Giuseppe e Fabio Bovi

Solo quando imboccano la strada della autorealizzazione, i fanciulli si sentono capaci di superare le difficoltà e trovano il coraggio di sprigionare le forze creative quasi sempre inibite da una linea di condotta strumentale da parte degli adulti.

Perché il bambino deve imparare qualcosa il più delle volte piangendo quando lo può imparare con il sorriso sulle labbra? È questo un interrogativo ricorrente nei dialoghi acquatici tra gli addetti ai lavori.

Solo quando interpreta un’azione autenticamente coinvolgente il fanciullo si lascia trasportare con gioia e facilità nel lavoro proposto.

Come fare per creare in lui i presupposti di una autentica motivazione?

Intanto, l’istruttore accorto è consapevole che ogni fanciullo è in possesso di capacità espressive nonostante le difficoltà motorie di tipo acquatico ne impediscano la piena evidenza. Inoltre, è bene sgomberare il campo dall’idea che la motivazione si può insegnare. Non è proprio così.

La motivazione non si insegna, ma piuttosto se ne favorisce l’insorgenza e l’incremento verso gli innumerevoli campi di esperienza, solo quando si privilegiano le modalità espressive possedute da ogni soggetto. Se il concetto è giusto, come crediamo, vanno rivalutate ed analizzate più a fondo le tantissime situazioni difficili che affollano le nostre corsie.

Molti bambini vengono etichettati semplicisticamente con il termine di piagnucoloni dopo aver manifestato la loro avversione nei confronti dell’ambiente e dell’acqua in particolare. Prenderli in giro in una circostanza simile contribuisce ad accrescere l’idea, già presente in loro, di essere incapaci ad affrontare il mondo acquatico.

Per di più assumere in questi casi un atteggiamento deciso, autoritario, tende ad alimentare il sentimento di paura già consistente, fino a provocare in qualche piccolo una reazione di totale immobilità che in alcuni casi sfocia in un vero e proprio stato di forte spavento.
Quando ciò si verifica il bambino perde una caratteristica troppo importante come il senso del proprio valore, e di rimando consolida la convinzione di non possedere le qualità necessarie per far fronte al problema.

Al contrario, il bambino la cui memoria si arricchisce di momenti piacevoli, ti ricordi entusiasmanti, gli episodi appaganti nei quali è stato oggetto di affetto, di simpatia, di amorevole aiuto costruisce una base sicura su cui si innesta un sano rispetto per sé stesso, è una buona immagine di sé.

Ogni volta che il bambino avverte nei propri istruttori il piacere autentico di stare accanto a lui, quando scopre la condivisione delle sue emozioni, quando sente riconosciuti e valorizzati i suoi modi di procedere, di provarsi, di sperimentarsi, l’autostima aumenta notevolmente. Di ritorno, il suo mondo intimo ricco di immaginazione curiosità, creatività non viene intaccato e rimane integro, inviolato.